Spread. Sulla differenza economica dell’uguaglianza politica europea.
Intanto questa parola inglese vuol dire ‘diffusione’, e si riferisce quindi a qualcosa che si propaga nello spazio. Tipo una malattia, come fu ad esempio lo spread dell’AIDS. Oppure una notizia, al cui spread provvedono i giornali. In senso più stretto ancora, il termine si usa pure per indicare l’atto di ‘spalmare’ una sostanza, tipo lo spread della marmellata sulla fetta di pane.
Che c’entra allora questo col significato economico del termine, quale si trova sulla bocca di tutti gl’Italiani? Come si vede dagli esempi, il concetto allude a qualcosa che appunto si espande, tale per cui il soggetto della frase in cui esso compare, tende ad allargarsi, occupando così sempre più posto. Ciò che succede appunto con una malattia contagiosa, una notizia sparsa dai mezzi d’informazione, o anche con la marmellata sul pane. Ebbene, è sempre con questo significato che s’intende anche l’accezione finanziaria del vocabolo. La quale però fa eccezione. Poiché stavolta il termine è usato solo in senso figurato. In questo caso, infatti, ad ampliarsi non è la DIFFUSIONE d’un singolo oggetto, bensì una DIFFERENZA tra due soggetti. Cosa che però, in inglese, dicasi ‘difference’, e non “spread”.
Ecco allora che intanto questa ‘cosa’ di cui si parla tanto, non c’entra granché col significato proprio della parola con cui gli esperti la denotano. Ai quali capoccioni anglofili, a quanto pare, non aggrada di prendere e usare le parole appropriate, per dire le cose. Oppure di coniarne di nuove. No, piuttosto assumono di peso termini noti, ma stravolgendo disinvoltamente il senso lessicale del vocabolario.
Che cos’è dunque, questo “spread” finanziario, se non si riferisce all’estensione di qualcosa nello spazio? È una disuguaglianza economica tra due soggetti politici. La quale si riferisce a una crepa che si apre in Europa tra la Germania e gli altri Stati. Ora, prima do in breve la definizione per così dire tecnica. Se uno non capisce, non smetta di leggere, e passi oltre, perché il mio scopo è proprio di provare a dare una spiegazione, sommaria ma possibilmente puntuale, di questa controversa faccenda.
Ebbene, la differenza-difference (e quindi non la diffusione-spread) di cui si tratta, riguarda il rendimento dei Titoli pubblici. Si tratta di documenti finanziari, detti Certificati di debito/credito, che ciascun Governo nazionale e-mette in vendita per conto proprio. La discrepanza è che, di tutti questi Titoli messi in circolazione, quelli offerti dalla nazione germanica fruttano meno interessi degli altri, - a chi li compra, ovviamente.
Allora, tanto per cominciare succede praticamente che il soggetto pubblico, - che pure è di gran lunga il più ricco di tutti i soggetti privati messi assieme - però ha sempre bisogno di soldi. Al pari d’un qualsiasi essere umano, famiglia, o impresa che sia. E come tutti quindi, anche lo Stato chiede in prestito la moneta che gli serve, ma di cui sul momento non dispone. Non è una novità, perché già nel Rinascimento succedeva che Re e nobili s’indebitassero a questo modo coi Banchieri. Allora come funziona adesso. Che l’uomo di Stato si rivolge ai possidenti di soldi, - non importa che siano piccoli risparmiatori, imprenditori, o finanzieri di professione. In queste cose l’Istituzione politica non va tanto per il sottile, e fa appello a tutti quanti coloro i quali godono d’una disponibilità finanziaria che non gli serve. Adesso non discuto come e perché questo accada. Di fatto però, così, chi ha più denaro del necessario (dato che non ci compra niente, e proprio per questo lo dà in prestito), allora in questo caso lo cede temporaneamente al Ministero, o meglio al Ministro delegato dello Stato (invece che all'amministratore delegato di un'azienda, com'è più consueto e direi anche 'normale'). La somma è corrisposta per un periodo variabile dai tre mesi ai trent’anni. Dopo di che l’investitore-anticipatore-prestatore se la vede restituire, con in più gli interessi pattuiti. Che, a quanto si dice, sarebbero «maturati» nel frattempo. Appunto esattamente come se la moneta fosse un essere vivente, tipo un albero da frutto, - invece che pura, semplice e inerte cartaccia.
In questo caso decisamente anomalo, però, i Governi nazionali d’Europa non vanno in Banca per stipulare un mutuo, a differenza dei comuni mortali. Perché anzi lo Stato si comporta piuttosto esso stesso come un Banchiere, o un qualunque amministratore d’una Società quotata in Borsa. Come questi enti privati, infatti, anche il soggetto pubblico non chiede i soldi direttamente. Dato che per loro esso vende piuttosto qualcosa in cambio. “Produce” cioè, e offre, ciò che si chiama appunto un «prodotto finanziario» (sic!), da smerciare all’apposito Mercato di queste diavolerie. Ciò che appunto significa emissione (o sia in realtà produzione, cioè stampa, e vendita) di Titoli “fruttiferi”. Che in questo caso, quando sono appunto di emissione statale, sono detti obbligazionari invece che azionari. Così succede che lo stesso ente pubblico, al pari d’un qualsiasi operatore finanziario privato, spaccia questi pezzi di carta bollata, denominati «Buoni del Tesoro». Termine altisonante, ma di cui proprio non si capisce a quale “bontà” si riferisca.
Comunque sia, questo è il dato di fatto, almeno per quanto lo si possa esprimere in breve. Ecco allora come, per l’investitore, il prestito che fa prenda la forma d’una compera. Costui acquista questi Certificati appunto. I quali, ripeto, gli attestano l’ammontare della spesa sostenuta (o sia la somma dei soldi prestati), nonché il momento della dovuta restituzione, e il tasso percentuale dell’interesse corrisposto. Aggiungo solo che questa roba non è improvvisata. Poiché la cartamoneta, cioè la moneta solo sulla carta, perché fatta solo di carta, esiste fin dal tardo Medioevo. Sicché, dal punto di vista concettuale, un Titolo finanziario non differisce granché dalla duecentesca, originaria Nota di Banco. Perché si tratta allo stesso identico modo di moneta scritturale, cioè appunto solo scritta, e non anche ‘sonante’.
Sicché nel caso attuale è lo Stato stesso a spacciare questa diavoleria finanziaria, per avere soldi ‘veri’. Faccio per dire, poiché la carta Euro che l’Istituzione riceve, non vale certo più della carta Titolo data in cambio. Tuttavia, proprio perché la robaccia monetaria è ancora trattata come oro, cioè come moneta di valore “sonante”, allora l’assurdità continua a stare in piedi. Ecco quindi che, per avere ciò di cui ha bisogno, lo Stato si comporta esattamente come un’azienda commerciale. Si quota in Borsa! Quel posto dove si compra e vende il denaro stesso, ma a esclusivo scopo di lucro. Dove insomma i Mercanti di soldi agiscono nel modo più assurdo possibile, e al fine più deplorevole che ci possa essere.
La quale stravagante faccenda è poi se possibile ancora più surreale. Poiché non è lo Stato in prima, fantasmagorica «persona giuridica», che si reca ai Mercati finanziari. Né tanto meno ci vanno i politici, coloro che incarnano quella sfuggente “personalità”, a giocare in Piazza Affari. Poi figuriamoci se gli inetti politicanti, dal loro seggio, muovano il culo per qualcosa. Quelli non fanno, né per lo più sanno un bel cavolo di niente, se non dar fiato al loro vuoto. Stanno lì, nel loro lusso di rappresentanza, solo a comandare, e appaltare tutto quanto ci sia da fare. Gentaglia che ha in realtà un solo dovere-potere, quello di decidere come spendere i soldi altrui, punto e basta. Spendere dico, attenzione, cioè non «investire», come così spesso si dice a sproposito. Perché lo spendaccione pubblico non ha bisogno di perseguire alcuno scopo di profitto, mentre è proprio questo che vuol dire ‘investire’ soldi. Così gl’incapaci istituzionali, che per lo più neanche sanno di che parlano, affidano volentieri a terzi anche il “lavoro” di finanziare le casse statali. E a chi si rivolgono, per questo delicato compito, i rappresentanti dello Stato? Ai soliti esperti, scaltri, e non proprio esattamente disinteressati Banchieri! Che quelli si sa, esistono apposta per fare del bene, dato il “servizio” insostituibile che rendono al consorzio umano.
In sostanza allora, con questo cosiddetto “spread”, la regola e logica del gioco è quella solita mercantile di merda. Talmente bieca per cui succede che, a chi possieda moneta inutilizzata, convenga prestarla alla ‘povera Roma’, piuttosto che alla ‘ricca Berlino’. Di modo che ai Tedeschi, più facoltosi, costi meno chiedere in prestito. Come dire che, specularmente, a chi ha soldi da prestare, non gli conviene darli a loro. A questo scopo meglio rivolgersi a chi la moneta serve di più. Perché a quelli gli tocca di sborsare maggiori interessi per averla! La quale sconcertante circostanza implica ovviamente, e necessariamente, che il più bisognoso sia destinato a diventarlo sempre di più, e il più ricco pure.
Ecco a che porta per forza di cose la regola aurea del Mercato globale, la sua “libera” domanda e offerta (compera e vendita) di tutte le cose, compresi i soldi stessi, e finanche gli uomini. E se questa robaccia è assunta a faro universale del mondo umano, lo dobbiamo solo alla totale complicità dei passivi, inerti, vigliacchi politici. Incompetenti e capaci solo di calarsi le braghe coi ricchi faccendieri d'ogni sorta. Ecco allora cos’ha dato vita a questo “capolavoro” istituzionale europeo, - l’autentica collusione tra i poteri politici pubblici e quelli economici privati del Continente. Non c’è dubbio che sia questa la sordida complicità che ha tirato le fila del progetto monetario, - solidarista e unionista di nome giuridico, ma schifosamente mercantilista e scismatico di fatto economico. Infatti, non ci vuole un genio per capire che le regole del “libero” commercio siano i suoi protagonisti, o sia gli stessi Mercanti, a dettarle. Adesso come già dal tardo Medioevo. E per forza, sono loro gli “esperti” in queste cose. Giusto col guaio che simile “libertà” mercantile sia appunto tutta e solo loro, mentre costringe il resto dell’umanità a questi ed altri davvero miserabili affronti monetari.
Gli ipocriti giustificano la cosa parlando del 'rischio' che corrono i compratori dei Titoli italiani, rispetto a quelli tedeschi. Ne fanno una questione di 'fiducia'. Ormai anche questa misurata dai sondaggisti economici con rigore matematico. La quale assurdità serve proprio solo per darle un prezzo! A parte questo, però, un discorso del genere insinua che il valore d’una moneta (e dunque l’interesse che essa costa per averla in prestito), non stia nella moneta stessa, ma nella “fiducia” di chi la presta! E questa, a me che, da storico, so cos’è la moneta, dovrebbero proprio spiegarmela.
La quale stravaganza concettuale conferma almeno una cosa. Come in queste faccende di soldi gli Stati, da sempre sovrani, ormai si siano per davvero abbassati, ma proprio letteralmente, allo stesso piano d’una qualunque azienda o Banca d’affari privata. Giusto con la differenza che quello non fa profitti, ma solo perdite. E attenzione, non lo dico da difensore dell’Istituzione, che anzi maledico. Voglio solo precisare quanto sia del tutto falso e assurdo sostenere che lo Stato sia un’impresa di tipo economico. Poiché quello non è niente del genere, così come tantomeno può dirsi che sia una 'famiglia', o una 'nave' da guidare verso il porto.
Né ancora è tutto, poiché c’è un altro dettaglio controverso. Come appena detto, lo “spread” consiste in questa discrepanza che si crea, o forbice che si apre, tra i tassi percentuali d’interesse. Quelli che devono pagare Italia e Germania a chi presta loro i soldi. Faccio per dire, perché questo è un modo assurdo di parlare. Come se appunto le nazioni fossero non solo “imprese”, ma proprio “persone” come le altre. A parte questo però, così si genera una divergenza tra due soggetti, che pure sono però di fatto convergenti. Poiché entrambi Stati fondatori, membri a pari merito della medesima Unione europea, e che proprio per questo anche utilizzano la stessa moneta. La quale ultima però, a quanto pare, frutta interessi diversi, in base al bisogno che ne ha chi la chiede!
Sicché la ragione del prestito non è più la moneta stessa, che infatti è identica tra i due paesi. Quella ha senz’altro lo stesso ‘valore’ per tutti, e però un ‘costo’ variabile, sulla base della difficoltà economica in cui si trova il prestatario. Cui tocca appunto pagarla tanto più quanto più gli serve! Così logicamente assurdo, eppure preso universalmente per una cosa normale, da far intuire quanto sia infestante e pervasiva la malefica mentalità liberale. Per la quale appunto conviene lucrare di più sui più poveri. E il guaio è che nessun politico, economista, o giornalista del cavolo, si sogni mai di mettere in discussione questa trovata finanziaria dello “spread”, escogitata come al solito dai Banchieri. Mentre quello sconcio, preso come se fosse “per natura”, è diventato così importante che sembra doveroso prestargli attenzione. Quando pure però esso pone l’assai controversa, perché fondamentale differenza economica, tra due enti politici che pure sono di Diritto e di fatto uguali, nonché utilizzatori dell'identica moneta. Sicché non ci piove che sia una logicamente e umanamente incomprensibile vicenda finanziaria.
Poi certo, uno dovrebbe rovistare un po’ più, per capire chissà come, e per quale diavolo di motivo, debbano succedere certe strane cose. A mio modesto parere questa schifezza è solo un dettaglio, che insieme ad altri rende così sospetta, e anzi proprio rivoltante, tutta quanta la faccenda economica e politica di quest’Eurosistema mercantile di merda. Più detestabile che mai, poiché simile creatura del solito stampo liberal-democratico-cristiano, è fondata sul nulla monetario in circolazione al mondo attuale. Infatti, come ho spiegato a suo tempo, il novello Euro non è meno dozzinale della vecchia Lira, o sia pura carta da due soldi. Né ci sarebbe niente di male, se non fosse che si continuano a spacciare e trattare i soldi esattamente come sempre, cioè come se fossero ancora d’oro o argento. Insomma di valore sul serio, in quanto rari e preziosi, che perciò non si trovano, e per questo non bastano mai. Il che appunto, che oggi sia così, è una sonora e colossale menzogna.
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