Al principio della monetazione

ELEKTRON


 
Questa raffigurata è la moneta più antica che si conosca, e quindi la prima della Storia. Il quale aspetto curioso si spiega appunto perché quello è l'esemplare del genere. Sul periodo esatto gli studiosi ancora discutono, ma comunque  a cavallo tra il settimo e il sesto secolo prima dell’era cristiana. E forse può valere la pena fermarsi un attimo su tale versione originaria dei soldi, se non altro per capire un po’ meglio quelli che maneggiamo oggi. Allora gli esemplari noti di questo tipo sono una quarantina scarsa, e unici nel loro genere. Rinvenuti dagli scavi in due località dell’odierna Turchia, mischiati ad altre svariate monete più recenti. Darò però alla fine (*) i dettagli storici e geografici della vicenda, perché prima vengo subito al sodo.


O sia, che cos’è che fa di quell’oggetto una moneta a tutti gli effetti. Nonostante quella strana forma, con quella specie di buco incavato sul retro, e senza alcuna immagine o iscrizione. Ebbene, perché ciò che serve a una simile produzione sono due dettagli, peraltro strettamente legati tra loro, e che qui ci sono appunto entrambi per la prima volta. Anzitutto il fatto che è una questione di PESO. E poi, ma proprio come conseguenza, che c’è bisogno di un SEGNO distintivo. E con ciò abbiamo tutto quello che c’è da sapere per cominciare, - cioè materia e forma, o per così dire corpo e anima della moneta.


Quanto al primo punto, quello decisivo, i ricercatori hanno constatato che quegli esemplari trovati sono di fino a sei grandezze diverse. Con pesi che vanno dai cinque grammi scarsi fino a un minimo di circa un quindicesimo di grammo. Pesi diversi, quindi, ma che messi a confronto hanno rivelato d’essere proporzionati tra loro. Nel senso che sono multipli gli uni degli altri. Tipo che, tra quelli trovati, il pezzo più piccolo è circa la trentesima parte di quello più grande, e un simile rapporto frazionario risulta anche con tutti gli altri esemplari intermedi trovati. Sicché quei pezzi non erano realizzati né a caso, né tutti uguali, bensì diversi, ma legati tra loro secondo una precisa scala di misura del peso.


II quale sistema non è di per sé una novità, perché già inventato nell’antica Mesopotamia. Solo che questi l’hanno applicato su scala minore, per pesare piccole quantità di metallo. Detto in breve, bastava decidere un peso base unitario di questo materiale. Uno qualsiasi, per esempio un pezzetto di un grammo. Che poi era corredato da altri pezzi di peso multiplo (doppio, triplo, ecc.), e frazionato (metà, un terzo, ecc.). Come gli spiccioli dell’Euro, per capirci, - di cui la moneta da due è il doppio dell’unità, e quella da cinquanta centesimi la metà. Giusto con la differenza che le nostre monete ce l’hanno solo scritto su, un valore, mentre gli Elektron valgono ciò che sono, e senza che neanche portino scritto quanto. Appunto perché con oro e argento il valore si misurava a peso, mentre oggi il valore dell’Euro si misura con quello del Dollaro, carta con carta.


Quanto invece al segno, quello viene appunto da sé. Ciò che si vede, gli esperti lo chiamano conio di ‘quadrato incuso’, che si otteneva battendo con un punzone di quella forma sul globetto caldo. Ebbene quello si spiega col semplice fatto che il produttore del pezzetto di metallo pesato, con quella martellata garantiva che il peso fosse quello giusto, e che il metallo fosse quello buono. Insomma un autentico marchio di fabbrica, o sia la certificazione di quantità e qualità, che già quei primi produttori applicavano a ogni singolo pezzo. Poiché di sicuro quelle monete erano state inventate proprio perché circolassero, e quindi era importante l’esattezza del loro peso, cioè del loro valore, se volevano essere accettate negli scambi.


Questo primo esempio di monetazione è anche l’unico caso in cui, data l’assenza di scritte o disegni, non possiamo sapere chi è stato a fare e mettere in giro quelle strane gocce dorate. Di sicuro diventarono presto i Re a disporre del metallo, e del ‘sigillo’, quindi a presiedere la coniazione e circolazione successiva. Tuttavia niente esclude che all’inizio possano essere stati i mercanti, oppure i sacerdoti. Due categorie umane di vecchio stampo, entrambe implicate in affari economici, e che all’epoca potevano benissimo essere state in grado di provvedere a quel tipo di produzione anonima.


Il che porta anche alla questione del perché quella gente si sia inventata un espediente del genere. Cioè, il motivo è ovvio, ma non lo sappiamo per certo. Le fonti antiche forniscono due versioni, entrambe plausibili. O per motivi commerciali, oppure militari. Gli scambi erano infatti già fiorenti da almeno duemila anni, e la moneta fu ovviamente un ottimo mezzo per semplificarli. Tuttavia c’è anche chi sostiene sia stato il Re di Lidia Gige che, dovendo pagare soldati mercenari non disposti ad accettare un compenso in natura, oppure fatto di cose ingombranti, pensò bene di produrre allo scopo quei globetti metallici. Il che alluderebbe anche al nesso tra soldo, soldato, e assoldato.


Comunque sia, questi pezzi sono così rari proprio perché nel giro di poche decine d’anni avrebbero preso piede le monete vere e proprie. Solo formalmente però, cioè solo con un mutamento di forma, - diventerà un dischetto piatto impresso su entrambe le facce. Appunto perché nella sostanza già l’Elektron possiede il requisito essenziale che ci vuole. Il peso appunto, e il più esatto possibile, di una prestabilita quantità di metallo. Anzi meglio, un sistema di pesi, con pezzi divisi secondo una scala di multipli e frazioni. Più un ‘marchio’ di produzione ed emissione. Che sia autorevole, cioè impresso d’autorità, perché è quello che dà fiducia, e accredita la circolazione del mezzo monetario.

 

---------------

 

(*) La maggior parte degli Elektron è stata scoperta tra le fondamenta di un tempio greco situato a Efeso, sulla costa egea dell’Asia Minore. Mentre le altre tra le rovine dell’antica città di Gordion, che si trova presso Ankara, in direzione ovest, e nota per essere stata la capitale del leggendario Re Mida.


Ebbene tra le numerose specie di monete trovate in tali due posti, c’erano appunto anche quei globetti ovoidali. Particolari anche perché fatti di elettro, che i Greci chiamavano oro bianco. In realtà un metallo in lega naturale di oro e argento, che da quelle parti era setacciato nei fiumi. Un metallo che comunque si trova solo nelle primissime monete, perché presto soppiantato da oro e argento. Poi su chi, come, quando e perché furono prodotti questi pezzi, non ci sono prove certe, per cui gli studiosi continuano ad avanzare varie ipotesi. Tuttavia è quasi sicuro che provengano dalla Lidia, una regione e un regno a circa metà strada tra le due località di ritrovamento dei reperti. Un dato peraltro già riportato da Erodoto (Le storie I, 94), il testimone più antico di questi inventori.


Sulla datazione degli Elektron ho già detto all’inizio, e coincide appunto con l’epoca in cui i Lidi, uno dei numerosi popoli che abitavano l’Anatolia, da piccolo Stato locale che erano, presero ad avere una vasta influenza sui territori circostanti. Che si prolungò per poco più di un secolo, e s’estese oltre la metà occidentale della penisola, fino a comprendere anche i due luoghi di ritrovamento delle monete. Infine l’ipotesi è avvalorata una volta per tutte dal fatto che certamente della stessa provenienza è anche l’immediata e ancora primitiva monetazione successiva.


Quella di Lidia fu quindi una vera e propria civiltà di mezzo, breve, ma importante proprio per questo. Perché segna il momento iniziale di un tempo storico, nonché la posizione centrale di uno spazio geografico. Quelli appunto della moneta, la cui vicenda si sarebbe diramata da lì in poi. Verso l’Impero persiano a Oriente, con i pezzi d’oro, e verso le città greche a Occidente, con i pezzi d’argento.


Giorgio Rosati, Infod'Annata, fine 2017
giorgiorst@gmail.com


Commenti

Post più popolari