IUS MORTEM
Infod'Annata, novembre ‘17
Post I
Post I
Oggi prima udienza del processo contro M. Cappato. Il quale s’è
autodenunciato d’aver aiutato un concittadino a suicidarsi. Quello sfortunato
Fabiano, che già a gennaio scorso aveva chiesto pubblicamente il diritto di
morire, facendo appello direttamente al Capo dello Stato, il quale nemmeno s’è
degnato di rispondergli. In compenso oggi il Tribunale è stato chiaro. In
sostanza noi non abbiamo il diritto di morire come ci pare, dato che lo Stato
questo ancora non ce l’ha concesso. Per cui quell’atto è proibito, e compierlo
un reato, previsto proprio come un delitto contro la persona. Attenzione però,
perché ovviamente non si può processare un suicida. E infatti il Codice penale
(art. 580) non accusa il morto, ma chi eventualmente è coinvolto nel compimento
del gesto estremo. E qual è il bello, che l’articolo considera l’aiuto alla
stregua dell’istigazione al suicidio, e lo condanna ugualmente fino a dodici
anni.
Ricordo appena che questo Codice ancora in vigore oggi, coincide alla
lettera con un Regio Decreto d’epoca fascista (R.D. n.1398, del 19 ottobre
1930). Sicché noi continuiamo a sottostare ancora a quella Legge fatta da
quella gente, e come se niente fosse.
Morale della favola: questo Stato moderno, "di diritto", liberal democratico
cristiano, non è migliore di quello ai tempi del Re e del Duce. Tant’è che
ancora oggi nemmeno la vita è nostra, per cui non disponiamo neanche del più
elementare e naturale diritto di decidere la fine che vogliamo. Per questo
quei vigliacchi negano una morte dolce a chi pure la invoca.
Post II
Ieri è uscita la lettera di saluto del Papa a un Convegno cattolico
internazionale di medicina, e tutti i giornali gridano a una clamorosa svolta
della Chiesa sulla questione del diritto di morire. Che, ricordo appena, è
tuttora negato dallo Stato, e proprio perché proibito dalla religione, cui
praticamente tutti i politici danno credito. Il fatto però, è che il Papa non
dice niente di nuovo, ma piuttosto rivela che già da un pezzo la Chiesa si
sarebbe espressa contro l’accanimento terapeutico. Quasi a dire che loro, più
che stare al passo coi tempi, addirittura li anticipano.
Intanto il documento parla subito di «fine della vita terrena», come se
ce ne fosse un’altra extra terrestre. Poi si capisce subito che Francesco ne fa
una questione etica, e non giuridica. Cioè affronta l’argomento come fosse un
caso di coscienza che riguarda i medici, e non lo sfiora neanche il fatto del
diritto di tutti a decidere per sé certe cose. Ora, è vero che il Papa dichiara «moralmente lecito» rinunciare
alla cura in certi casi, ma quell’espressione non è sua, bensì tratta da un
documento della Chiesa risalente al 1980.
Egli fornisce piuttosto una spiegazione di quel dettaglio, che però è un
vero e proprio contorsionismo logico. Citando il Catechismo (art. 2278), dice
che col sospendere l’accanimento terapeutico «non si vuole così procurare la
morte, ma si accetta di non poterla impedire». Sarebbe a dire, secondo il
commento del Pontefice, che l’interruzione della cura ‘accompagna’ il malato alla
morte, ma senza toglierli la vita! Insomma un’assurdità bella e buona, un giro
a vuoto di parole, e solo per dire che questa presa di posizione «ha un significato etico
completamente diverso dall’eutanasia». Tale per cui in pratica, se si sospende la cura
e il paziente continua a vivere, allora va bene, mentre se quello muore è
peccato! Allora, che senso ha? Nessuno appunto, se non ribadire che la ‘buona
morte’ «rimane sempre illecita», per i medici somministrarla, ma soprattutto
per i malati invocarla.
Per fortuna questo Capo della Chiesa si distingue per certe sue inaudite
prese di posizione esplicite contro i Mercati e il denaro, che anche in questo
caso non manca di far valere, parlando stavolta della scandalosa «ineguaglianza
terapeutica» che c’è nel mondo umano. Proprio ciò che dà più fastidio ai ben
pensanti, mentre a me piace riconoscergli volentieri questo merito. E tuttavia
questa pur notevole ispirazione 'socialista', per così dire, soccombe presto alla
ragion di Stato vaticana. Il documento si conclude infatti evocando la retorica
evangelica del buon samaritano, che in realtà non c’entra niente con
l’argomento in discussione. Perché qui non si tratta di assistenza agli
infermi, bensì di costoro che non vogliono più essere assistiti. E io non lo so,
ma posso immaginare che a uno desideroso di farla finita con una vita
straziante, importi poco d’essere accudito dai propri cari, e voglia anzi essere
lasciato andare al suo destino anche per loro. Non a caso nei documenti
vaticani manca qualsiasi cenno al terribile dolore che soffrono anche i
congiunti dei malati senza più speranza.
Ecco allora che uno si chiede ma perché una simile, talmente insulsa costrizione. La risposta è gentilmente offerta dallo stesso Papa, che nella
sua Lettera cita appunto quel documento del 1980 sull’eutanasia, redatto dalla
Congregazione per la dottrina della fede. Testo che, a leggerlo, si capisce in
effetti il succo della questione. Lì infatti, la ‘morte buona’ è subito
definita senza mezzi termini uno dei «crimini contro la vita», al pari di
omicidio, genocidio, suicidio e aborto! Talmente assurdo che si fatica a credere
dicano sul serio. Eppure è proprio a questo che porta la religione, con la sua «fede
in un Dio creatore, provvido e padrone della vita». Ecco perché uno non può
fare ciò che vuole di se stesso. Il che mi sta anche bene, se uno ci crede.
Mentre trovo veramente intollerabile che questa concezione medievale della vita
e dell’uomo continui essa sì a farla da padrona, grazie a quei vigliacchi dei
politici che l’assecondano di tutto punto. Una roba che sul serio calpesta senza ritegno la
dignità umana. Così infatti, quello alla vita non è un diritto, ma un obbligo,
che diventa un’atroce imposizione per quelli che soffrono sul serio. Il quale orrore
è ancora più disumano proprio perché si basa su delle futili, millenarie
credenze religiose.
Per non dire della spudorata ipocrisia di questi preti che declamano il
valore e la sacralità della vita, ma non in se stessa, bensì solo perché
sarebbe una creazione di Dio. Una menzogna talmente sfacciata da essere
ripetuta come niente fosse, e come se oggi non sapessimo che cosa sia veramente la
vita. Costoro dicono che, proprio perché ‘dono’ divino, è un dovere conservare
la vita. Come se questo non fosse un istinto naturale di ogni essere vivente.
Grazie al cavolo che se uno sta bene non vuole morire, ma nel caso di eutanasia
o suicidio le cose stanno ben diversamente. Appunto perché sono persone
talmente sofferenti da essere pronte a vincere il pur prepotente istinto di vivere
che tutti hanno per natura. E invece di soccorrere in una situazione così drammatica,
quella gentaglia condanna, perché un gesto simile sarebbe il segno di un «rifiuto
della sovranità di Dio e del suo disegno di amore». Né finisce qui, perché alla
rigida regola fa eccezione il caso in cui, se uno cerca la morte nel nome di
Dio, allora non è peccato! Tipo i martiri, o lo stesso Gesù, che in effetti, se
non è stato proprio suicida, poco c'è mancato.
Quanto invece all’eutanasia, non è solo sbrigata come un gesto sacrilego,
ma di una gravità tale che «nessuna autorità può legittimamente imporlo né
permetterlo». Appunto perché in tal caso la legge degli uomini andrebbe contro
la legge di Dio. Laddove i politici, invece d’indignarsi, assecondano questa
barbarie culturale e morale. Come se non bastasse, il documento della Congrega
insinua addirittura che la richiesta del malato grave di morire sarebbe
fittizia, perché quello in realtà chiederebbe solo amore e attenzione. Inoltre quei
maledetti sostengono che il dolore non va evitato a ogni costo, perché sarebbe
utile alla salvezza, essendo una sorta d’imitazione della passione di Gesù.
Addirittura questo testo raccomanda un uso moderato di farmaci, perché
altrimenti il paziente incosciente non può raccomandarsi l’anima a Dio. Ecco
allora che i malati sono ridotti da questa gentaglia a vittime sacrificali di un' assurda credenza. Non importano, e anzi ben vengano le
atroci sofferenze, perché secondo costoro sarebbe questo «il diritto di morire in
tutta serenità, con dignità umana e cristiana». In conclusione, dato che la
vita sarebbe un dono divino, allora non si può rifiutare. Perché solo Dio può
decidere, della vita come della morte. E solo l’obbedienza degli uomini farebbe spianare loro «la via alla vita
immortale».
La lettera di Bergoglio:
La lettera di Bergoglio:
Il documento del 1980 sull’eutanasia:
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