Principi di filosofia del Lavoro nella dottrina sociale della Chiesa
I passi che seguono mostrano l’evidente consapevolezza filosofica raggiunta dalla religione cattolica circa la verità umana dell’uomo. Sono tratti da una Lettera enciclica titolata Laborem exercens, scritta nel 1981 da Giovanni Paolo II in occasione del novantesimo anniversario della Rerum novarum. Questa selezionata è ovviamente una parte assai marginale del documento, e tuttavia degna di nota. Proprio perché certe parole di quel pure reazionario Papa sono vere, e perciò stesso rare. Infatti, qui sono espressi concetti che di sicuro non c’è il rischio di ascoltare da nessuno dei superficialissimi politicanti e Mercanti della Terra. Poi certo, le condivisibili dichiarazioni di principio sono per così dire inquinate dai pregiudizi religiosi, tipo il "lavoro" di Dio creatore o di Gesù falegname. Per non dire dell'ipocrita soluzione proposta, che in pratica fa appello alla pace di classe, invece che alla lotta tra imprenditori comandanti e lavoratori obbedienti. Espediente smaccatamente liberale, colmo di retorica, che il Pontefice avanza con insistenza per far fronte al pur inconciliabile conflitto che c'è nei rapporti mercantili di Lavoro.
Testo completo del documento:
«Il lavoro è una delle caratteristiche che distinguono l’uomo dal resto delle creature, l’attività delle quali, connessa col mantenimento della vita, non si può chiamare lavoro; solo l’uomo ne è capace e solo l’uomo lo compie, riempiendo al tempo stesso con il lavoro la sua esistenza sulla terra. Così il lavoro porta su di sé un particolare segno dell’uomo e dell’umanità, il segno di una persona operante in una comunità; e questo segno determina la sua qualifica interiore e costituisce, in un certo senso, la stessa sua natura».
«Il lavoro è uno di quegli aspetti perenne e fondamentale della vita, sempre attuale, e tale da esigere costantemente una rinnovata attenzione e una decisa testimonianza. Perché sorgono sempre nuovi interrogativi e problemi, nascono sempre nuove speranze, ma anche timori e minacce connesse con questa fondamentale dimensione dell'umano esistere, con la quale la vita dell'uomo è costruita ogni giorno, dalla quale essa attinge la propria specifica dignità, ma nella quale è contemporaneamente contenuta la costante misura dell'umana fatica, della sofferenza e anche del danno e dell'ingiustizia che penetrano profondamente la vita sociale, all'interno delle singole Nazioni e sul piano internazionale».
«Di tutto ciò che nel processo di produzione costituisce un insieme di 'cose', - cioè degli strumenti, del capitale - possiamo solo affermare che esso condiziona il lavoro dell'uomo; non possiamo invece affermare che esso costituisca quasi il "soggetto" anonimo che rende dipendente l'uomo e il suo lavoro».
«Il lavoro ha come sua caratteristica che, prima di tutto, esso unisce gli uomini, ed in ciò consiste la sua forza sociale, la forza di costruire una comunità».
Testo completo del documento:
http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html
«Il lavoro è una delle caratteristiche che distinguono l’uomo dal resto delle creature, l’attività delle quali, connessa col mantenimento della vita, non si può chiamare lavoro; solo l’uomo ne è capace e solo l’uomo lo compie, riempiendo al tempo stesso con il lavoro la sua esistenza sulla terra. Così il lavoro porta su di sé un particolare segno dell’uomo e dell’umanità, il segno di una persona operante in una comunità; e questo segno determina la sua qualifica interiore e costituisce, in un certo senso, la stessa sua natura».
«Il lavoro è uno di quegli aspetti perenne e fondamentale della vita, sempre attuale, e tale da esigere costantemente una rinnovata attenzione e una decisa testimonianza. Perché sorgono sempre nuovi interrogativi e problemi, nascono sempre nuove speranze, ma anche timori e minacce connesse con questa fondamentale dimensione dell'umano esistere, con la quale la vita dell'uomo è costruita ogni giorno, dalla quale essa attinge la propria specifica dignità, ma nella quale è contemporaneamente contenuta la costante misura dell'umana fatica, della sofferenza e anche del danno e dell'ingiustizia che penetrano profondamente la vita sociale, all'interno delle singole Nazioni e sul piano internazionale».
«La Chiesa ritiene suo compito di richiamare sempre la dignità e i diritti degli uomini del lavoro e di stigmatizzare le situazioni in cui essi vengono violati, e di contribuire ad orientare cambiamenti perché si avveri un autentico progresso dell'uomo e della società».
«Certamente il lavoro è una 'cosa antica' - tanto antica quanto l'uomo e la sua vita [civile] sulla Terra».
«Se nel passato al centro della questione sociale si metteva soprattutto in luce il problema della 'classe', in epoca più recente si pone in primo piano il problema del 'mondo'. Si considera perciò non solo l'ambito della classe, ma quello mondiale delle disuguaglianze e delle ingiustizie; e di conseguenza non solo la dimensione di classe, ma quella mondiale dei compiti sulla via che porta alla realizzazione della giustizia nel mondo contemporaneo».
«Il lavoro umano è una chiave, e probabilmente la chiave essenziale di tutta la questione sociale, se cerchiamo di vederla veramente dal punto di vista del bene dell'uomo».
«Il dominio dell'uomo sulla Terra si compie nel lavoro e mediante il lavoro. Emerge così il significato del lavoro in senso oggettivo, il quale trova la sua espressione nelle varie epoche della cultura e della civiltà».
«L'uomo deve soggiogare la terra, la deve dominare, perché (...) è una persona, cioè un essere soggettivo capace di agire in modo programmato e razionale, capace di decidere di sé e tendente a realizzare se stesso. Come persona, l'uomo è quindi soggetto del lavoro. Come persona egli lavora, compie varie azioni appartenenti al processo del lavoro; esse, indipendentemente dal loro contenuto oggettivo, devono servire tutte alla realizzazione della sua umanità, al compimento della vocazione ad essere persona, che gli è propria a motivo della stessa umanità».
«Non c'è alcun dubbio che il lavoro umano abbia un suo valore etico».
«Il 'Vangelo del lavoro' manifesta come il fondamento per determinare il valore del lavoro umano non sia prima di tutto il genere di lavoro che si compie, ma il fatto che colui che lo esegue sia una persona. (...) In una tale concezione sparisce quasi il fondamento stesso dell'antica differenziazione degli uomini in ceti, a seconda del genere di lavoro da essi eseguito».
«Dato questo modo di intendere, e supponendo che vari lavori compiuti dagli uomini possano avere un maggiore o minore valore oggettivo, cerchiamo tuttavia di porre in evidenza che ognuno di essi si misura soprattutto con il metro della dignità del soggetto stesso del lavoro, cioè della persona, dell'uomo che lo compie».
«In ultima analisi, lo scopo del lavoro, di qualunque lavoro eseguito dall'uomo - fosse pure il lavoro più 'di servizio', più monotono nella scala del comune modo di valutazione, addirittura più emarginante - rimane sempre l'uomo stesso».
«Si sa che il capitalismo ha il suo preciso significato storico in quanto sistema, e sistema economico-sociale, in contrapposizione al 'socialismo' o 'comunismo'. Ma, alla luce dell'analisi della realtà fondamentale dell'intero processo economico e, prima di tutto, della struttura di produzione - quale appunto è il lavoro - conviene riconoscere che l'errore del primitivo capitalismo può ripetersi dovunque l'uomo venga trattato, in un certo qual modo, al pari di tutto il complesso dei mezzi materiali di produzione, come uno strumento e non invece secondo la vera dignità del suo lavoro - cioè come soggetto e autore, e per ciò stesso come vero scopo di tutto il processo produttivo».
«Nel secolo scorso è nata la cosiddetta questione operaia, definita a volte come 'questione proletaria'. Tale questione - con i problemi ad essa connessi - ha dato origine ad una giusta reazione sociale, ha fatto sorgere e quasi irrompere un grande slancio di solidarietà tra gli uomini del lavoro».
«Oggi per realizzare la giustizia sociale nelle varie parti del mondo, nei vari Paesi e nei rapporti tra di loro, sono necessari sempre nuovi movimenti di solidarietà degli uomini del lavoro e di solidarietà con gli uomini del lavoro. Tale solidarietà deve essere sempre presente là dove lo richiedono la degradazione sociale del soggetto del lavoro, lo sfruttamento dei lavoratori e le crescenti fasce di miseria e addirittura di fame».
«Volendo meglio precisare il significato etico del lavoro, si deve avere davanti agli occhi prima di tutto questa verità. Che il lavoro è un bene dell'uomo, - è un bene della sua umanità - perché mediante il lavoro l'uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza se stesso come uomo. ed anzi in un certo senso 'diventa più uomo'».
«Noto ancora che è possibile usare variamente il lavoro contro l'uomo, che si può punire l'uomo col sistema del lavoro forzato nei lager, che si può fare del lavoro un mezzo di oppressione dell'uomo, che infine si può in vari modi sfruttare il lavoro umano, cioè l'uomo del lavoro. Tutto ciò depone in favore dell'obbligo morale di unire la laboriosità come virtù con l'ordine sociale del lavoro, che permetterà all'uomo di 'diventare più uomo' nel lavoro, e non già di degradarsi a causa del lavoro, logorando non solo le forze fisiche (il che, almeno fino a un certo grado, è inevitabile), ma soprattutto intaccando la dignità e soggettività che gli sono proprie».
«Occorre ricordare un principio sempre insegnato dalla Chiesa, il principio della priorità del 'lavoro' nei confronti del 'capitale'. Questo principio riguarda direttamente il processo stesso di produzione, in rapporto al quale il lavoro è sempre una causa efficiente primaria; mentre il 'capitale', essendo l'insieme dei mezzi di produzione, rimane solo uno strumento o la causa strumentale. Questo principio è verità evidente che risulta da tutta l'esperienza storica dell'uomo».
«Nel processo del lavoro la prima fase rimane sempre la relazione dell'uomo con le risorse e con le ricchezze della natura. Tutto lo sforzo conoscitivo, tendente a scoprire queste ricchezze, a individuare le varie possibilità della loro utilizzazione da parte dell'uomo e per l'uomo, ci rende consapevoli che tutto ciò che nell'intera opera di produzione economica proviene dall'uomo, sia il lavoro come pure l'insieme dei mezzi di produzione e la tecnica collegata con essi (cioè la capacità di adoperare questi mezzi nel lavoro), suppone queste ricchezze e risorse del mondo visibile, che l'uomo trova, ma non crea. Egli le trova, in un certo senso, già pronte, preparate per la scoperta conoscitiva e per la corretta utilizzazione nel processo produttivo».
«Bisogna sottolineare e mettere in risalto il primato dell'uomo nel processo di produzione, il primato dell'uomo di fronte alle cose. Tutto ciò che è contenuto nel concetto di 'capitale' - in senso ristretto - è solamente un insieme di cose. L'uomo come soggetto del lavoro, ed indipendentemente dal lavoro che compie, - l'uomo, egli solo, è una persona. Questa verità contiene in sé conseguenze importanti e decisive».
«Il lavoro ha come sua caratteristica che, prima di tutto, esso unisce gli uomini, ed in ciò consiste la sua forza sociale, la forza di costruire una comunità».
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